101–106 d.C. · Dacia (altopiani dei Carpazi)
Le due campagne di Traiano conquistarono la Dacia grazie all’ingegneria, agli accampamenti fortificati e al controllo del terreno montano, celebrate sulla Colonna Traiana.
La guerra di Domiziano degli anni Ottanta del I secolo d.C. si era chiusa con un accordo che Roma giudicava umiliante: sussidi e ingegneri romani mandati a nord a un re, Decebalo, che se ne servì per rafforzare le sue fortezze d’altura.
Traiano salì al potere deciso a disfarlo. La Dacia aveva oro, aveva un re capace e si trovava al di là della frontiera del Danubio — ragioni di prestigio, di sicurezza e di denaro che puntavano tutte nella stessa direzione.
La prima campagna, dal 101 al 102, forzò i passi montani e si chiuse con condizioni che Decebalo accettò e poi violò. La seconda, dal 105 al 106, fu una guerra di conquista senza alcun accordo sul tavolo.
Entrambe furono decise meno da battaglie campali che dall’ingegneria: il grande ponte sul Danubio costruito da Apollodoro di Damasco, le strade scavate lungo le gole e gli accampamenti di marcia spinti con metodo negli altipiani, finché il sistema delle fortezze non ebbe più dove ripiegare.
La Dacia divenne una provincia, e il suo oro finanziò a Roma un programma edilizio che comprendeva la Colonna Traiana — che è anche la migliore fonte visiva che ci resti delle campagne, e un’opera di celebrazione ufficiale da leggere come tale.
Lo scenario contrappone il metodo al terreno: Roma avanza costruendo e consolidando, la Dacia facendo costare ogni passo tra i monti più di quanto valga.
Gli schieramenti, i comandanti e il carattere della guerra sono storici. Le carte, l’economia dell’energia e la struttura dei turni appartengono al gioco, e condensano due campagne in una sola breve partita.